L’Università Pontificia Salesiana, nell’80° anniversario della sua fondazione, promuove la Mostra Fotografica Il Divino Amore di Fellini in collaborazione con Jonathan Giustini, che ha ritrovate le foto e le ha raccontate nel libro Fellini Inedito/Sessantacinque fotografie svelate dalla lavorazione de Le notti di Cabiria.
La Mostra sarà esposta al pubblico durante le due sessioni del convegno a Rimini (7 marzo) e a Roma (21 marzo), in occasione della proiezione del film Le notti di Cabiria al cinema Greenwich di Roma (data da confermare), presso il Santuario del Divino Amore (24 maggio – 8 giugno, date da confermare) e in altri siti di cui si comunicherà in tempo utile le date e i luoghi dell’esposizione.

“Il salto dal film alle foto del sopralluogo fotografico presso il Santuario del Divino Amore, che ho ritrovato in modo fortuito e occasionale, è stupefacente. Perché praticamente non esiste distanza. La finzione si interrompe, ma non si interrompe la devozione. E dunque nulla si interrompe o si ferma. Tutto trascorre e passa. Tutto scorre.

Nel corpus fotografico tutti sono Cabiria, tutti sono lo Zoppo, verme della terra. Tutti sono il lestofante che inganna Cabiria. Ci sono tante Wanda che si commuovono e tanti altri sono illusionisti, maghi, incantatori e a loro volta spettatori del varietà. Che mangiano, fischiano, apostrofano, irridono e poi sonnecchiano, satolli, adagiati sui prati delle campagne di Roma. Quelle campagne che cantava Modugno, che cantava Pasolini …

Tutte le comparse e i presenti dei provini/non provini sono pronti a fischiare dietro al passaggio di una donna, come di una lambretta, a scatti improvvisi di stupenda e stupefacente energia, come a sdraiarsi ubriachi, frastornati sull’erba. A indossare i tipici cappelli di carta con i fiori che si usavano in quegli anni. Pulcinella della vita. Personaggi da commedia di un’Italia che crede, cerca, vuole sperare e ricostruire… Tutti sono veri, autentici, ma anche ciascuno di loro è una comparsa in via di selezione per il film di Federico Fellini. E non lo sanno…

Sono foto da un sopralluogo. Opera di Paolo Nuzzi, all’epoca assistente alla produzione di Fellini. E forse dentro c’è anche qualche scatto dello stesso Fellini. Chi può saperlo ormai che Paolo Nuzzi è morto? Così dunque l’occhio dell’assistente Paolo Nuzzi lavora per il Maestro e gli fornisce spunti, suggestioni, palpiti, colori, frammenti di vita. Sapendo che il Maestro è nell’anima e lì per sempre resterà. Sapendo che il Maestro è ingordo, famelico, non dice grazie, né attribuisce meriti.

Il film Le notti di Cabiria penso sia il primo film che tratta il fenomeno del pellegrinaggio notturno: sulla falsariga di un libro, Sfondare la notte, trattato sociologico che rinforza la fenomenologia stessa delle immagini che stiamo scorrendo.

Dopo l’avvento del primo pellegrino al Divino Amore non si sono più interrotti i pellegrinaggi e l’intuizione di don Umberto Terenzi è stata dunque quella di avvicinare il Santuario a Roma, e Roma al Santuario con un pellegrinaggio nella notte. Ogni pellegrinaggio al Santuario del Divino Amore è da sempre un viaggio alla ricerca della luce.

Sono itinerari di vita e di fede che si incontrano sotto un affresco, quello della Vergine con il Bambino in braccio e la strana stella bizantina sulla spalla sinistra. Il Papa Pio XII, poco dopo la liberazione di Roma decise di portare l’affresco della Madonna in San Lorenzo in Lucina che risulta però troppo piccola per la grande e incessante affluenza dei fedeli e così lo sposta ancora nella Basilica di Sant’Ignazio, dove alla fine Papa Pio XII decide di sciogliere il voto e proclama la Madonna del Divino Amore salvatrice dell’urbe.
È proprio il Santuario di campagna che viene immortalata in queste fotografie, fino a questo momento rimaste inedite, sulla cui prima pagina ho trovata scritta la frase: La sequenza del Divino Amore.