È un sassolino l’elemento che provvede a lastricare la strada verticale lungo la quale si incontrano le meditazioni dei due riminesi Federico Fellini e la poetessa e fotografa Ardea Montebelli.

Si inizi allora dall’elemento del sassolino, dono che il regista ci porge all’interno del film La Strada, del 1954.

In una scena notturna la protagonista Gelsomina si dice inutile, vorrebbe porre fine alla sua vita. A consolarla però vi è una figura, il Matto, e come di norma avviene fin dalla grecità, chi è se non il folle colui al quale sono solitamente affidate parole di saggezza, a tratti divine?

Il Matto si arresta soffermandosi sul meditare in merito all’utilità di un oggetto colto dal suolo: un sassolino. Confronta l’utilità di questo umile oggetto con l’utilità della stessa protagonista. Parrebbe un paragone spropositato e quasi irrispettoso nei confronti di Gelsomina, livellata alla stregua di una sasso…  ma  “Tutto serve” afferma lui, nel tentativo quasi di conferire dignità ad ogni creatura e oggetto del creato. A cosa effettivamente serva però il Matto non lo sa, perché se ne fosse a conoscenza sarebbe Gesù Cristo (o il Padreterno all’interno della sceneggiatura originale).

L’atto di interrogare il sasso pare quello di un folle: che senso ha soffermarsi su un oggetto del genere? Forse l’atto di interrogare il sasso pare quello di un bambino. E qui il collegamento con lo scritto di Ardea Montebelli, la quale ci consegna una pungente riflessione sulla saccenza dell’uomo dinnanzi al creato, qui rappresentato sotto forma di sassolino.

Egli crede di avere tutto misurato, tutto sul palmo della mano, ed è in questo momento che tutto gli sfugge, anche e in primo luogo gli angeli. Vive in una dimensione di sordità, perché sa tutto, non vi è necessità di ascolto. E i primi a fuggire alle sue misurazioni sono davvero gli angeli, i quali divengono esseri inutili e senza senso (al contrario del sassolino e di Gelsomina) come conseguenza più immediata e logica di una chiusura saccente e presuntuosa.

Il Matto al contrario si china, come un bambino appunto, ammette di non sapere, tutto è nuovo, tutto è domanda, stupore, bellezza, forse follia, sicuramente Mistero.

Scrive la Montebelli: “Se potessi, tornata bambina, avvedermi che nulla e nessuno basta a se stesso, se potessi giocare ancora ad imparare la vita, allora potrei ascoltare la voce che da ogni dove mi giunge, con discreti bisbigli, come da un coro di angeli: angeli falene, angeli stelle, angeli fili d’erba, angeli onde del mare, angeli vento di scirocco, angeli neve e pioggia, angeli monti e valli e boschi e granelli di polvere e canneti e giunchi lungo il greto dei fiumi. E scoprirei che ogni cosa non parla se non d’Altro di sé e che ogni cosa afferma un Altro come consistenza e verità di sé”.

Non a caso a parlare è una donna appassionata di fotografia, che dunque nell’osservazione dei piccoli sassolini del mondo ritrova spunti di meditazione e di scatto.

Il sassolino è un elemento che anche Papa Francesco ha ricordato in un occasione, durante un’omelia pasquale: «Noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso».

Di qui una seconda riflessione, legata alla ricerca della propria utilità all’interno del mondo, perché se non si trova un perché al proprio essere, “non servono neanche le stelle”. È un cammino scomodo, e come Gelsomina richiede una ricerca cosciente e responsabile del proprio ruolo.

Infine vi si può leggere nelle riflessioni  dei due riminesi una richiesta di attenzione matura nei confronti del creato, dimensione di riflessione assai drammatica e urgente oggi. Nell’affermazione “Tutto ha un senso” e nelle parole di Ardea Montebelli cariche di meraviglia dinnanzi al Mistero del creato, si legge una pretesa di rinnovata dignità nei confronti di tutto ciò che ci circonda, una pretesa di rinnovato ascolto nei confronti della Natura.

Concediamoci allora della sana follia, forse la stessa che secondo la Montebelli permise alla Vergine di poter prestare ascolto al messaggio che le venne affidato dall’angelo, portatore di sassolini.

Ardea Montebelli
Giornalista
I versi di Ardea Montebelli affrontano con umile essenziale sagacia i temi dello spirito, del senso e del dolore/amore che segnano l’ascesi di ogni cammino (anche laico). Ardea Montebelli è nata e vive a Rimini. Ha pubblicato cinque raccolte di poesie e un catalogo fotografico dal titolo Cari, vecchi frammenti. Sia i lavori poetici che quelli fotografici costituiscono un approfondimento della Sacra Scrittura. Con Fara ha pubblicato nel 2001 Il paradosso della memoria. Meditazioni in versi sulle Lettere di San Giovanni e nel 2005 in FaraPoesia la plaquette Un’anima intera (dal Cantico dei Cantici). Con Guaraldi ha pubblicato nel 2005 Ma tu non dartene tormento dedicato alle vittime della shoah.