Una rassegna di tipo fenomenologico-descrittivo tesa a cogliere e ad approfondire la dimensione religiosa dell’opera del maestro riminese. È quanto rappresenta il saggio di don Renato Butera, docente di Storia del cinema all’Università Pontificia Salesiana, dal titolo “Rappresentazioni del sacro e del religioso nel cinema di Fellini”. Un contributo, quello del professore, che si inserisce nel volume elaborato da studiosi, critici cinematografici e teologi in occasione del convegno “Fellini e il Sacro”.

Tanti i personaggi e le situazioni riferibili al religioso, in maniera più o meno esplicita, che popolano le sue pellicole e che vengono indagate in questo testo, pensato come un’esplorazione dei dialoghi, delle immagini e dei simboli più significativamente inerenti a tale tematica.

Un cinema dunque affabulato, onirico, visionario ma anche profondamente pervaso da un immaginario religioso i cui tratti sono a volte contraddittori, provocatori e nostalgici. Una poetica che, tuttavia, non scade mai nel cinismo o nella banalizzazione ma, al contrario, si anima di quel forte senso del mistero che avvolge l’esistenza umana: «Molti dialoghi delle sue storie sono impreziositi da intense riflessioni sulla vita e sulle domande di senso che scaturiscono da essa – scrive Butera -. Lo stesso Fellini ammetteva che “ogni ricerca che un uomo svolge su se stesso, sui suoi rapporti con gli altri e sul mistero della vita è una ricerca spirituale e, nel vero senso del termine, religiosa. Suppongo sia questa la mia filosofia”».

Ed è proprio da questa dichiarazione autoriale che si snoda il saggio del professor Butera, all’interno del quale vengono enucleati le figure ma anche i segni sacri e religiosi. Come, per esempio, gli ecclesiastici: dal riferimento al Papa alla rappresentazione di vescovi e cardinali. E ancora: i preti, che appaiono in film come La strada, Le notti di Cabiria, ; i religiosi e le religiose, il cui mondo è ampiamente rappresentato nella cinematografia felliniana. Scrive a tal proposito Butera: «Nella maggior parte delle situazioni fungono da “corredo” all’ambiente, specie quando si tratta di ambientazioni romane, ospedaliere o scolastico-educative. Altre volte, invece, apportano con le loro parole significati profondi riguardo allo svolgersi della narrazione cinematografica dando testimonianza di fede, di religiosità e di carità. Il loro modo di essere rappresentati evidenzia solitamente rispetto da parte del regista, ma in altre situazioni sono anche rappresentati come caricature».

E poi ci sono i sacramenti, soprattutto matrimonio e confessione, mentre il riferimento a battesimo, cresima e comunione è perlopiù simbolico (è il caso di una delle più memorabili scene de La dolce vita, in cui Silvia, la bellissima diva americana che si immerge nella fontana di Trevi, raccoglie dell’acqua e con il palmo della mano “battezza” Marcello).

A essere prese in rassegna nel saggio anche le manifestazioni di religiosità popolare verso cui Fellini ha mostrato interesse: dalle processioni alle statue, fino ad arrivare alle immagini mariane, la cui significazione teologica è ben evidente in tre film, Le notti di Cabiria, La dolce vita e La voce della luna.

E ancora, ampio spazio viene riservato ai temi della grazia, del senso di vita e di morte, e del mistero di Dio che attraversano l’opera felliniana.

Questo saggio offre dunque ai lettori tutti gli elementi necessari a cogliere le tracce di una ricerca e di un bisogno di trascendenza vissuto attraverso la mediazione di uno spiritualismo di stampo cattolico.